Il disco della settimana (e non solo…)

March 30th, 2008

Erykah Badu
New Amerikah: Part One (4th World War)
Motown – Universal

Ci sono dischi che in un primo momento confondono, ma che alla lunga sono destinati a lasciare il segno. Lavori che con tempo diventeranno dei classici. Sono queste le prime sensazioni trasmesse da New Amerykah: Part One (4th World War), il nuovo e atteso album di Erykah Badu, una delle personalità più forti e illuminate nella vicenda della musica african american dell’ultimo decennio. Era infatti il 1997 quando Erykah Wright (questo il vero nome della cantante), originaria di Dallas, pubblicava Badzuism, la sua opera prima, con la quale aprì la stagione del “nu soul”.

Con una voce intensa come quelle delle grandi interpreti della tradizione del blues e del jazz, con canzoni attraversate da un disegno ritmico inconfondibile e con una consapevolezza così prepotente da ricordare l’orgoglio delle “funk sistas” degli anni ’70, Erykah Badu ha rinnovato l’impatto emotivo e il messaggio proprio della black music più autentica e ispirata.

Questo disco in un primo momento doveva essere addirittura triplo, un progetto tremendamente ambizioso e complesso, poi di fronte alle resistenze e ai timori della sua casa discografica, la Badu ha cambiato strategia, decidendo comunque di pubblicare tre dischi nell’arco dell’anno. Con questi lavori, Eryka Badu ha dichiarato di voler parlare “alla mia razza, alla mia gente e al mio pianeta”. Una presa di posizione non proprio modesta, ma una cosa è certa: queste canzoni raccontano in presa diretta l’America odierna. Soprattutto quella marginale, quella rappresentata dalla comunità african american. The Cell è dedicata a tutti quei giovani neri che dalle strade del ghetto finiscono dietro la sbarre, vittime anche di falsi miti e della voglia di volere tutto, a qualsiasi costo. Ad accompagnare questo e gli altri momenti del disco c’è un suono legato tanto al patrimonio del soul e del funk quanto ad una concezione audace e visionaria dell’hip hop. Non a caso tra i produttori dell’album spicca, tra gli altri, un vero e proprio intellettuale dell’hip hop come Madlib. Un disco riuscito, ambizioso e che sorprende. Ed è solo l’inizio.

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